5-12 agosto 2023
•Giorno 1 – 5 agosto 2023
Siamo partiti, l’aereo era in ritardo ma ci ha portati comunque a destinazione. Omar è stato gentile e disponibile ad accoglierci all’aeroporto e Rida ancora di più, portandoci per una strada sterrata fino all’albergo ad Aroumd, un villaggio nelle montagne.
La camera è piccola e il materasso un mattone ma c’è il bagno, e un grande tappeto che copre il pavimento di cemento grezzo. Fa caldo e ci sono tanti insetti.
Ora ci mettiamo a letto e domani sveglia presto per incontrare Jamal, la nostra guida.
L’avventura è iniziata.
•Giorno 2 – 6 agosto 2023
6:45, suona la sveglia. Ci alziamo con un po’ di fatica. Dalla terrazza su cui è la nostra camera c’è una bella vista ma non c’è traccia dell’albergatore. La sera prima avevamo chiesto di poter avere la colazione alle 7, ma alle 8 non si è ancora visto nessuno. Nel frattempo, arriva Jamal che inizia subito a preoccuparsi per noi, accompagnandoci in giro per le stanze dell’albergo a cercare qualcuno. Alla fine, troviamo il gestore: non parlando bene inglese aveva capito che volessimo la colazione alle 9.
In poco tempo ci porta un vassoio pieno di ciotole con marmellata, miele, latte e caffè in polvere, thè, poi un cestino di pane arabo e una brocca di acqua calda. Jamal fa colazione con noi e dopo aver mangiato e scambiato due parole, chiudiamo gli zaini e ci mettiamo in cammino.
Il sentiero è sassoso e abbastanza largo, lungo la strada incontriamo molti muli che portano i bagagli e le provviste al rifugio e ai piccoli negozietti lungo il cammino. Qui si possono trovare acqua, coca-cola, spremuta di arancia, souvenir e un po’ d’ombra per riposarsi.
Il cammino è piuttosto faticoso ma, dopo quasi 10 km e più di 1300m di dislivello, in 3 ore e mezza arriviamo al rifugio.
Jamal ci accompagna alla reception e ci dà una mano con la lingua, poi qualcuno del rifugio ci accompagna alla camerata: è ancora quasi vuota, possiamo scegliere i posti migliori. Siamo entrambi molto stanchi, Federico più di me, probabilmente perché non è abituato a dormire poco di notte, fatto sta che rimaniamo un po’ sdraiati nel dormiveglia fino a quando non mi viene voglia di scendere a fare qualche foto.
Tira un vento molto forte, alcuni portatori stanno smontando le tende di alcuni turisti per caricarle sui muli. Compare Jamal: “tra poco ci sarà il tè”. Vado a chiamare Federico e scendiamo entrambi.
Jamal ci fa sedere ad un tavolo poi torna con un vassoio con una teiera di metallo, due bicchieri e dello zucchero. Ci spiega come si versa il tè: la teiera va allontanata gradualmente dal bicchiere così il liquido può catturare un po’ d’aria e fare la schiuma, se c’è schiuma si può bere.
La successiva ora è un susseguirsi di racconti e perle di saggezza che Jamal condivide con noi mentre ci mostra le foto dei suoi viaggi: ha accompagnato gruppi in tutto il Marocco, dalle montagne al deserto. Quando cala il silenzio si alza, ci dà appuntamento per la cena e porta via il vassoio.
Il pomeriggio continua lento tra chiacchiere e uscite in terrazza per osservare il panorama.
Verso le 19 Jamal ci accompagna in una sala e ci sediamo al tavolo; iniziano a apparecchiare e nel frattempo arriva qualcun altro. Poco dopo portano in tavola una grossa pentola di zuppa: è molto buona e Jamal ci spiega che è fatta con acqua, farina e spezie. Una volta finita, con una leggera delusione, ci viene portato un vassoio di spaghetti con pomodoro e mozzarella, nulla di speciale ma la fame non mancava.
Subito dopo cena ci infiliamo nel letto, più che sonno è proprio stanchezza, probabilmente accumulata dal viaggio di ieri e dal cammino, comunque domattina la sveglia è alle 6, abbastanza con calma rispetto ad altri che si alzeranno alle 3 e mezza.
•Giorno 3 – 7 agosto 2023
Vengo svegliato, come previsto, dai rumori degli altri viaggiatori che si preparano per mettersi in cammino verso le 3 e mezza. Riesco a riaddormentarmi ma, come mi accade spesso, alle 5 non riesco più a dormire. Decido di alzarmi, sgranchirmi le gambe e lavarmi il viso. Dopo una mezz’oretta mi infilo di nuovo nel sacco lenzuolo, in attesa che suoni la sveglia alle 6 per poter svegliare Federico. Tra l’altro è tutta la notte che ha il raffreddore.
Scendiamo per la colazione e incontriamo Jamal. Ci sediamo al tavolo della cena di ieri e ci portano un cestino di pane arabo, tè, latte e caffè in polvere, acqua calda e varie marmellate confezionate. Ho particolarmente fame, e il pane mi piace molto; quindi, mangio di gusto e Jamal sembra soddisfatto. Decidiamo di portare via un paio di pezzi di pane con marmellata, per avere uno spuntino più tardi.
Si son fatte le 7 e mezza, sistemiamo gli zaini e ci mettiamo in cammino verso il Monte Toubkal.
Davanti a noi ci sono alcuni gruppi che raggiungiamo senza problemi, alcuni sono partiti alle 4 e ora capisco perché le loro Guide hanno deciso di partire così presto. Nonostante il nostro passo continuo e ben ritmato, la quota si fa sentire e si fa fatica a riprendere fiato. Comunque, un passo dopo l’altro e con qualche pausa, arriviamo in vetta al monte più alto del Nord Africa, 4167m s.l.m.
È una bella soddisfazione, Jamal si complimenta con noi e ci offre un po’ di frutta secca. Peccato non aver dormito a Imlil la prima notte, ne avrei fatto scorta anch’io.
Dopo un po’ di pausa inizio la discesa per una via alternativa: un sentiero piuttosto ripido su ghiaioni. Jamal ci spiega come conviene muoversi su quel terreno e scivola con naturalezza sui sassi per farci vedere. Arriviamo in fondo alla valle e ritroviamo il sentiero che abbiamo percorso in salita. Da qui è una camminata semplice anche se alcuni passi sono instabili per la fatica. In non molto arriviamo al rifugio, giusto in tempo per evitare la pioggia.
È ancora presto, non sono nemmeno le 13, quindi ce la prendiamo con calma e ci riposiamo un po’. Faccio stretching, una sequenza di simile ad una sottospecie di yoga, sperando di prevenire dolori.
Verso le 4 e mezza scendiamo per goderci il sole e l’aria fresca ed ecco che spunta Jamal con il tè: questa sorta di rituale procede come ieri pomeriggio tra racconti di avventure e lezioni di vita, e ad un certo punto, come ieri, Jamal si alza e ci dà appuntamento per la cena, come se volesse lasciarci riflettere su ciò che ci ha detto.
Questa sera il cibo è molto buono: c’è la zuppa di ieri e poi pollo con verdure cotti nel tanjin. A Federico e me è piaciuto tanto, e Jamal conferma che è ben fatto; gli altri ragazzi italiani arrivati oggi al tavolo con noi, invece, dicono di averne mangiato di meglio ieri sera a Imlil.
La serata prosegue con un sacco di chiacchiere e condivisioni, fino all’ora di andare a letto: domattina la sveglia sarà alle 5 perché Jamal vuole partire presto vista la probabile pioggia nel primo pomeriggio.
•Giorno 4 – 8 agosto 2023
Come ieri, anche stamani i nostri compagni di camera mi hanno svegliato alle 4 mentre si preparavano per partire. Non sono più riuscito ad addormentarmi e ho aspettato le 5 per svegliare Federico. Jamal era già nella sala della colazione, ancora completamente buia. Qui usano pochissimo la luce, spesso gli interruttori non vanno ed è sempre meglio avere la torcia in tasca.
La colazione è come ieri e anche oggi portiamo via qualche pezzo di pane.
Alle 6 ci mettiamo in cammino verso sud-ovest, alle nostre spalle c’è un leggero bagliore, per il resto procediamo alla sola luce delle frontali.
Il sentiero è tranquillo e si cammina bene, anche se faccio più fatica del previsto, probabilmente per il forte vento che ci arriva sul viso. In non molto arriviamo al passo che dà su un’altra valle e, dopo cinque minuti di pausa, riprendiamo l’escursione.
Percorriamo alcuni tratti rocciosi che ricordano vagamente le creste delle Alpi, un po’ per la forma e un po’ per il colore dalla roccia.
Finalmente arriviamo in vetta al Ras Ouanoukrim da cui si vede molto bene il Toubkal. Iniziamo quasi subito la discesa verso una grande sella per poi risalire su un’altra cima, il monte Timesguida. Qui ci fermiamo un po’ di più, Jamal ci offre la sua frutta secca invitandoci a mangiarne per recuperare le forze. Il paesaggio è veramente particolare, molto lontano da quello che siamo abituati a vedere sulle nostre montagne ma molto bello.
Finita la pausa cominciamo a rientrare, il vento continua a farci compagnia e non cala di intensità. Solo una volta scesi fino al passo possiamo avere un po’ di tregua. Facciamo un’altra pausa e poi ci rimettiamo in cammino verso il rifugio. Arriviamo che non è ancora mezzogiorno, partire presto può essere faticoso ma regala delle emozioni che è difficile provare ad orari normali.
Fa caldo, sto un po’ al sole insieme a Jamal che sta guardando la partita di calcio femminile Marocco-Francia. C’è profumo di hashish.
Decido di fare una doccia: è stata una buona idea, anche se ora sono un po’ infreddolito.
Come al solito ci riposiamo un po’, dormo anche una mezz’oretta, poi scendiamo per il tè. Oggi lo prendiamo da soli perché Jamal sta dormendo, e prendiamo anche qualcosa da mangiare: non so se sia tipico ma qui il tè lo accompagnano con i popcorn. Rimaniamo molto tempo nella saletta: ascoltare le storie di Jamal è incantevole ma mi fa piacere parlare un po’ con Federico.
Saliamo al piano di sopra e incontro Jamal in terrazza, mi parla delle tende tradizionali con cui fanno gli accampamenti perché alcuni portatori le stanno montando.
Alla solita ora, alle sette, ci troviamo per la cena che inizia con la solita zuppa a cui seguono pollo, patate e carote, questa volta probabilmente cotti al forno o al vapore. In più stasera il pane è ancora tiepido.
Dopo cena Federico esce in terrazza con Jamal. Lui dorme lì, sotto le stelle, dalla prima sera. Lo fa sedere sul materasso, e quando esco anch’io li trovo lì. Jamal sta accendendo una canna e ce la offre: è hashish marocchino buono, lui sa dove prenderlo e spesso viaggia apposta. Non fumo tanto, giusto un paio di tiri, ma mi sento già rilassato. Federico e Jamal parlano di calcio, poi ci chiede cosa facciamo nella vita. Gli racconto che siamo diventati Guide e subito ci dedica parole sagge su questo lavoro, di quanto sia gratificante ma anche difficile, a volte stancante ma di grande soddisfazione. Lui è Guida dal 2000, ventitré anni che accompagna persone sulle montagne e nel deserto: ho solo da imparare, e voglio cogliere il più possibile in questi giorni.
•Giorno 5 – 9 agosto 2023
La sveglia suona alle 6 e mezza, i nostri nuovi compagni di camera dormono ancora anche se sarebbero dovuti partire alle 4 per il Toubkal.
Federico non sta molto bene, ha il raffreddore da quando siamo arrivati e stanotte ha dormito pochissimo. Ne parla con Jamal a colazione e decide di stare in rifugio: il giro di oggi lo faremo in due.
Ci incamminiamo verso sud, nella stessa direzione di ieri, per poi discostarci dal sentiero e iniziamo una salita ripida senza tracce da seguire. Jamal mi stacca di parecchi metri, io me la prendo con calma sia perché faccio fatica, sia perché mi guardo molto intorno. Questa parte della valle mi piace tantissimo, è un’alternanza di ghiaioni, erba e rocce. Finalmente lo raggiungo e facciamo una pausa prima degli ultimi 100 metri di dislivello.
Raggiungere la vetta è sempre soddisfacente e con qualche difficoltà lungo il percorso lo è ancora di più. Chiedo a Jamal conferma sui nomi delle montagne circostanti: li ho imparati, almeno quelli principali.
La discesa avviene lungo la solita via e arriviamo al rifugio in tarda mattinata.
Federico si è ripreso e decidiamo di andare a mangiare qualcosa al rifugio del Club Alpino Francese, vicino a quello in cui alloggiamo. Jamal accetta l’invito e viene con noi. Ci portano un’insalata di verdure, del riso, lenticchie e omelette, il tutto accompagnato da pane e tè. È tutto veramente buono.
Dopo pranzo, il primo vero pranzo in 4 giorni, ci godiamo il sole e esploriamo i dintorni del rifugio, poi continuiamo a riposarci in terrazza.
Durante questi giorni abbiamo molto tempo per non fare nulla e semplicemente riposare, la mattina partiamo presto e, anche con escursioni di 5 o 6 ore, rientriamo a metà giornata. Questi momenti liberi sono piacevoli: possiamo recuperare le energie, chiacchierare tra noi e con Jamal, e ho molto tempo per scrivere, obiettivo che mi ero posto prima della partenza.
Jamal è seduto su un a roccia poco lontano dal rifugio per fuggire dal rumore che sta facendo un enorme gruppo di spagnoli arrivati oggi, sono circa trecento.
Lo raggiungiamo, stiamo un po’ con lui e ne approfittiamo per fargli delle domande sugli animali della zona: è sempre felice di soddisfare la nostra curiosità.
La cena è alla solita ora, stasera con più trambusto perché sono arrivate molte persone e qui non sono ben organizzati. Alla solita zuppa se n’è aggiunta un’altra, d’orzo, e poi i temutissimi spaghetti.
Dopo cena usciamo in terrazza e assistiamo a uno spettacolo insolito: i trecento spagnoli di prima sono tutti in cerchio nello spiazzo per le tende, attorno ad un altare improvvisato. Ci sono persino tre persone con la tunica bianca, sono tutti inginocchiati e mettono musica latino-americana religiosa. La parte più divertente è che i gestori del rifugio, alcune Guide ed altri locali li stanno osservando straniti, probabilmente chiedendosi perché si debba venire a 3150m di altitudine, in terra notoriamente musulmana a fare una celebrazione cristiana. In ogni caso l’importante è rispettare tutti, anche se la situazione è parecchio buffa.
Dopo questo evento tutto il gruppo occupa il rifugio e riusciamo a trovare un po’ di silenzio in terrazza da Jamal. Guardiamo le stelle e fumiamo. Anche stanotte dormirò una meraviglia.
•Giorno 6 – 10 agosto 2023
Oggi la sveglia è alle 7 e mezza. Non ho più sonno ma starei volentieri ancora un po’ sotto la pesante coperta di lana. La camera è ancora piena: la maggior parte sono ragazze del grande gruppo di ieri sera che hanno dormito abusivamente lì.
A colazione Jamal ci dice che non era previsto che dormissero nelle camere, e non avevano nemmeno pagato, perciò stanotte i gestori hanno chiamato la polizia, che ha un presidio in una casetta vicino al rifugio. Che situazione assurda.
In poco tempo prepariamo gli zaini e raggiungiamo Jamal all’esterno. Ci mettiamo in cammino.
A “Sidi Chamarouch” ci fermiamo per un po’ d’ombra e per prendere l’acqua. Questa è una minuscola località lungo il sentiero fondata attorno ad una miniera in cui morì il Signor Chamarouch e che oggi è meta di pellegrinaggio.
La discesa è quasi monotona, un passo dopo l’altro arriviamo a Imlil. Questa cittadina è un’esplosione di vita: ci sono negozietti di cianfrusaglie, banchi di cibo, macellerie. Per la strada passano muli, furgoni e macchine.
Facciamo tappa al bar di un albergo per una spremuta d’arancia, Jamal beve il quinto caffè della giornata ed è solo mezzogiorno.
Per pranzo Jamal ci porta in un ristorante e ordina il tajine. Quello al rifugio mi piaceva, ma questo è completamente su un altro livello. Oltre alla carne c’è una grande varietà di verdure e la cosa che mi stupisce di più è il limone cotto.
Siamo tutti e tre soddisfatti e ci dirigiamo verso i taxi. In queste occasioni Jamal è un aiuto prezioso perché parla al posto nostro: molti locali, anche se hanno spesso a che fare con turisti, non capiscono l’inglese.
Arriviamo a Marrakech dopo un’ora e mezza di macchina, con l’aria bollente che entra dai finestrini. Ci sono 44 gradi.
Jamal ci aiuta a trovare l’albergo e dopo averlo pagato ci salutiamo calorosamente. Non è stato solo una grande Giuda, ci ha anche regalato momenti indimenticabili e ci ha fatto conoscere il suo modo di vivere, con leggerezza.
Penso che questi giorni nelle montagne del Parco del Toubkal si possano riassumere con l’espressione “Inchallah” che Jamal ripeteva spesso e che in arabo significa qualcosa come “se dio vuole”, ma che ha un significato più profondo: non possiamo controllare tutto quello che accade, spesso capitano cose più grandi di noi che stravolgono i nostri piani. Ma fa parte della vita ed essere frustrati per questo non porta a nulla, quindi gli avvenimenti vanno presi con leggerezza e bisogna essere flessibili, come erba che si piega al vento.
•Giorno 7 – 11 agosto 2023
Anche in Italia la religione impregna la vita quotidiana, non come qui, certo, ma non è strano sentire le campane delle chiese suonare più volte al giorno. Eppure, la voce che richiama i mussulmani alla preghiera che mi ha svegliato stamattina verso le 5 mi è sembrata una cosa stranissima.
Anche qui, nel Riad dove alloggiamo, la colazione è molto buona: caffè, latte, tè, pane e marmellata, e qualche dolcetto tipico.
Usciamo subito dopo per sfruttare le ore più “fresche” anche se parlare di fresco con 40 gradi è un po’ difficile. Ci addentriamo nelle vie di Marrakech, schivando i motorini che sfrecciano in mezzo alla gente.
Un signore di nome Assam mi ferma mentre sto scattando delle foto: parla un po’ di italiano e vuole indicarci la strada per alcune cose da vedere. Prima però ci porta al negozio della sua famiglia. Suo fratello ha vissuto in Italia per qualche anno e ci accoglie mostrandoci le cose in vendita. Facciamo un giro e quattro chiacchiere e, anche se usciamo a mani vuote, è stato un piacere fare questa nuova conoscenza.
Proseguiamo verso il palazzo della Badia e decidiamo di prendere il biglietto per la visita all’interno. È veramente grande e maestoso, e mi piace immaginarlo nel pieno del suo splendore, con le piscine colme d’acqua e la gente, durante qualche celebrazione del re.
Il resto della mattina lo passiamo a girottolare per le vie più sperdute che riusciamo a trovare. Basta allontanarsi di un paio di centinaia di metri dalla piazza principale per vedere uno spaccato della vita quotidiana. Le strade brulicano di persone di tutti i tipi che si accalcano ai banchi nei negozietti. In giro di vende di tutto: pane, acqua, cibo vario, vestiti e ammennicoli acchiappa-turisti.
Per pranzo ci infiliamo in un localino che sembra interessante. L’hummus di ceci e il couscous sono ottimi e l’accoglienza lo stesso.
Ora fa decisamente troppo caldo per stare fuori così rientriamo in albergo. C’è la piscina ma è molto piccola con poca acqua. Peccato, sarebbe stato rinfrescante, ma il luogo è comunque carino e lo esploriamo un po’.
Sono le 18 circa e usciamo di nuovo. Adesso la gente in giro è decisamente di più, con l’arrivo della sera la piazza inizia a popolarsi e iniziano ad allestire i banchi del mercato.
Andiamo a cercare qualcosa di interessante, tipo le spezie e il tè verde. La cosa più bella di entrare in questi negozi è il contatto con i venditori: ci tengono a farti sentire i profumi di tutto, a spiegarti come vengono fatti i vari prodotti e come li utilizzano lì. Sicuramente in buona parte è per vendere, ma si percepisce una certa dedizione che ti fa capire che è parte del loro modo di fare.
Per cena decidiamo di provare un ristorante, ovviamente tipico, ma di “livello un po’ più alto” per avere un quadro completo del cibo locale.
Il posto è veramente bello, è un riad marocchino, ossia un palazzo a corte con il giardino interno, con arredamento tipico. Prendiamo la tajine di kebab e ci arriva una specie di spezzatino tenerissimo mischiato all’uovo, molto buono. Anche qui i prezzi sono ridicoli rispetto alla qualità, abbiamo mangiato in un ristorante definibile di lusso con 10 euro a testa.
Proviamo a tuffarci nella piazza anche se siamo entrambi stanchi e infatti, in mezzo a così tante persone, a tutti i venditori che ti urlano e ti seguono, duriamo giusto un paio di orette prima di tornare in albergo e crollare dal sonno.
•Giorno 8 – 12 agosto 2023
Suona la sveglia, stamattina con molta calma. La colazione buona come ieri, la spremuta di arancia è una favola.
Faccio la doccia nella speranza di rinfrescarmi un po’, prepariamo gli zaini e chiudiamo per l’ultima volta la porta della camera d’albergo a Marrakech.
Ora inizia il cammino verso l’aeroporto. Il programma è: Marrakech – Menara Mall – Aeroporto di Manara.
Per uscire dal centro passiamo nuovamente dalle viuzze sperdute per arrivare su un grande vialone su cui stanno facendo dei lavori. Fa molto caldo ma ci sono tantissimi operai al lavoro, seduti su piccoli sgabelli a piastrellare la strada.
Camminiamo sotto il sole cercando, di tanto in tanto, un pochino d’ombra sotto gli alberi, ma non dà gran sollievo. Finalmente arriviamo al centro commerciale e ci fiondiamo a comprare una bottiglia d’acqua. Poi girottoliamo un po’ per sfruttare l’aria condizionata fino a crollare su una panchina. Stiamo lì un po’ di tempo: la stanchezza di tutta la settimana inizia ad essere pesante.
Dopo pranzo decidiamo di rimetterci in cammino. Federico si fa bagnare il cappello da un giardiniere che sta innaffiando le piante, per mitigare il caldo, per quanto possibile.
Ci muoviamo velocemente a passo spedito, in mezzo alla polvere sul marciapiede sconnesso. Ogni tanto dobbiamo spostarci sulla strada e sperare di non essere investiti. Abbiamo imparato che non serve schivare i motorini: sono loro che schivano te, basta muoversi in modo prevedibile e non fare una piega quando ti passano a dieci centimetri di distanza.
Dopo 45 minuti di cammino entriamo finalmente in aeroporto. Dopo quella camminata il check-in e i controlli sono una passeggiata e passano in men che non si dica.
Siamo in largo anticipo quindi stiamo sulle sedie a fare la muffa. Ogni tanto andiamo a turno al tabellone: il nostro aereo è in ritardo di una mezz’oretta, speriamo non aumenti.
Andiamo a prendere qualcosa da mangiare per dopo e scendiamo al gate. Altra attesa, ma ho una bella vista sulla pista: mi piace vedere gli aerei e tutte le manovre che precedono il decollo, è una cosa che mi ha sempre affascinato.
Finalmente ci imbarchiamo e si parte. Il tempo passa abbastanza veloce, anche se mi dà modo di pensare all’avventura vissuta. È stata una grande esperienza, qualcosa che lascia il segno e che ti riempie di nuove conoscenze, di legami rafforzati e di domande e curiosità.
All’arrivo c’è tanta voglia di riposarsi, ma ancora più voglia di continuare a mettersi in gioco, per quanto difficile possa essere.

